Guardando intorno vide appena il giorno. E il re scappò col suo bottino scarno lasciando scritto “Offerte per la Corte” perché la beffa fosse ilarità. E quello scherno, stanchi ed impotenti, quelli già potenti non mandaron giù.
“Di qui si muore per impiccagione: un corpo appeso è il monito migliore” fu fatto urlare in piazza dagli araldi perché la baldanza fosse codardia.
“Ladri e rubacuori di quest’umile città, stanotte andremo fuori nelle case dei signori! Porteremo a corte solo un po’ di dignità: che il cielo assista i buoni che li guidi nelle azioni!” Così parlava alla sua corte di straccioni il re.
E fece notte e corsero per strada, il re davanti, dietro la masnada. Ma quella notte sotto le finestre stavano le guardie con la testa giù.
E fu la fuga e cieca fu la sorte che scelse il re salvando la sua corte. E gli oltraggiati, ricchi, derubati dissero “Che paghi! Che la morte sia!”
“Ladri e rubacuori di quest’umile città, domani andrete fuori nelle piazze dei signori! Porterete a corte solo un po’ di dignità: che il cielo assista i buoni che li guidi nelle azioni!” Così parlava alla sua corte di straccioni il re.
“Ladri e rubacuori di quest’umile città, quest’oggi siamo fuori nelle piazze dei signori! Che non sia il momento della guerra, che non sia spavento! Ladri e rubacuori di quest’umile città, che il cielo assista i buoni che li guidi nelle azioni!” Così parlava alla sua corte dalla forca il re.
Ti nascondi il viso. Conti gli animali. Con il buio sono tutti uguali.
E non c’è ragione di guardarli bene: quanti lek ti vale un’emozione?
Eeehhh quel silenzio assolve senza penitenza, scuce l’arroganza che si compiace sopra i corpi e del rispetto di chi ha perso tutto.
“Tutti sul davanti! Siete proprio tanti! Non vorrei ci fossero incidenti!”
Dici ai condannati mentre ti rammenti che a Valona non ci sono santi.
“Se state calmi” dici “forse avrete sbarchi senza troppi morti...”
Da niente ad un niente traghetti, Caronte, le aquile spente.
Ma se osservi un po’ vedrai, tu Caronte, che tanta è la gente con niente che niente non vende, che dice di no... Se osservi un po’ vedrai, tu Caronte, che tanta è la gente con niente che niente non vende...
Eeehhh ma che giudice spietato sarà il sonno!!
Voglio dire che se osservi un po’ vedrai, tu Caronte, che tanta è la gente con niente che niente non vende, che dice di no... Se osservi un po’ vedrai, tu Caronte, che tempo non ce n’è che è tardi che il cerchio si stringe...
Non posso sentire, non riesco a godere di quella che chiamano linearità. Colpisco di schiena sorrisi e dolore con questa frequenza: quotidianità. A volte rimbalzo, respiro un po’. A volte mi sposto.
Mi dico che è solo questione di ore, che forse l’umore si solleverà. Ma quanta fatica sostare in un mondo di luce e di buio a gran velocità! Sarà la natura, quest’indole scura che bussa alle spalle che dice “Non so...”. Sarà l’abitudine a starsene solo, sarà che ho paura del vuoto e non volo...
Per questo Cerco tra la gente un po’ di familiarità, qualcuno che mi somigli un po’, prima di domani. Cerco tra la gente un po’ di familiarità, qualcuno che mi somigli un po’.
Mi metto a cercare quel particolare che sposta il cursore, che mette in stand-by. A volte ci sbatto, sta proprio davanti, ma i santi coi fanti non parlano mai. Sarà la natura, quest’indole pura che picchia alle spalle, che dice di no. Sarà l’attenzione alla forma ed al modo, sarà che a pensare non c’è molto sfogo...
Per questo Cerco tra la gente un po’ di familiarità, qualcuno che mi somigli un po’, prima di domani. Cerco tra la gente un po’ di familiarità, qualcuno che mi somigli un po.
Parlare controvento non ha senso. No. Il suono s’allontana solo un po’...
Per questo Cerco tra la gente un po’ di familiarità, qualcuno che mi somigli un po’, prima di domani…
Se mi siedo accanto al tuo corpo, nel letto, stanco, la mano sul tuo fianco, sento il movimento di chi si tende senza un lamento per cercare ancora i muscoli di un tempo.
Se ti chiedo franco parole su te e sul mondo tossisci di rimpianto, perché non sai dire, non lo aspettavi per tuo dovere, tu che hai spesso messo il pane sull’amore.
Io non so, io non ho, guardo al mondo come si può...
Sempre che il candore basti a perdonare l’omertà: sarebbe l’ultima speranza, sarebbe l’unica decenza. Sempre che il candore basti a perdonare l’omertà: sarebbe l’ultima arroganza, sarebbe l’unica decenza.
Se piangendo accosto le labbra al tuo volto mesto, con l’anima ti ascolto. E ti sento urlare, ti sento piangere e raccontare di un amore torturato col dovere.
Do commiato al corpo con l’ultimo bacio in volto e, leggero, ti riporto dentro la mia mente, nei miei ricordi, nel mio presente: anche tu un mattino hai chiesto e avuto niente!
Io non so, io non ho, guardo al mondo come si può... Io non so, io non ho, guardo al mondo come si può...!
Sempre che il candore basti a perdonare l’omertà: sarebbe l’ultima arroganza, sarebbe l’unica decenza. Sempre che il candore basti a perdonare l’omertà: sarebbe l’ultima speranza, sarebbe l’unica decenza. Sempre che il candore basti a perdonare l’omertà: sarebbe l’ultima arroganza, sarebbe l’unica decenza. Sempre che il candore basti a perdonare l’omertà: sarebbe l’ultima violenza, sarebbe l’unica decenza...
Si dice che il sonno ti porti consiglio; si dice che a volte guarisca il male: si pensa che basti dormirci sopra, che basti schiacciarlo, che poi scompare.
E allora ti volti cambiando il fianco, sperando in un sogno che sia un dottore. La guardi dormire tra nero e bianco: che grossa condanna dover pensare.
Non si riposa, non si riposa; cerca la mente, cerca qualcosa che la distragga dal masticare, che l’addormenti prima del sole.
Guardi il suo corpo, tocchi le spalle. Speri che il gesto sulla sua pelle non faccia caldo, devi provare: non si può stare senza dormire.
E mentre si tendono le tue mani, e mentre non sai che sarà domani, ti sposti col corpo già troppo vecchio lasciando il tuo senno dentro lo specchio...
Qualcuno ti ha detto - ne senti il suono - “C’è una ricompensa per l’uomo buono...!” E adesso ti chiedi se il premio è questo: vedere la luce nel buio pesto!
Non si riposa, non si riposa; cerca la mente, trova la sposa e con le occhiaie prive d’amore sfili l’acciaio senza colore.
Guardi il suo corpo, tocchi le spalle. Speri che il ferro sulla sua pelle non faccia freddo, devi provare: non si può stare senza dormire.
“Venghino signori, donne coi bambini! Vendonsi regimi di celebrità! Restino alla porta quelli troppo grassi... è l’etica di prassi: gusto e sobrietà!
Scusi signorina... sia così gentile da lasciar spuntare le rotondità! Non che sia importante, tengo a precisare, serve ad aumentare credibilità”
Giro-girotondo casca il mondo! Si sta già raschiando il fondo! Butto via il telecomando... butto via anche la tv!
“Sorridete sempre, dico per inciso, ‘ché abbondare in riso è segno di virtù! Siete stati scelti con una missione: dare alla nazione stile e civiltà!”
Giro-girotondo casca il mondo! Si sta già raschiando il fondo! Butto via il telecomando... butto via anche la tv! Giro-girotondo casca il mondo! Mi dispiace non comprendo quattro idioti che a comando sanno ridere in tv!
Giro-girotondo casca il mondo! Si sta già raschiando il fondo! Butto via il telecomando... butto via anche la tv! Giro-girotondo casca il mondo! Mi dispiace non comprendo quattro idioti che a comando sanno piangere in tv!!
C’è un tempo per ogni raccolto. E tu l’hai lasciato non colto quel fiore che ti ho porto.
Se quello che lasci è perduto, il perderti è un lieve tributo per quanto ho ricevuto.
Ah che sapore non averti accanto! Sto già parlando con l’erba e col vento. Mi sto nutrendo di ogni momento.
Ah che fortuna non averti accanto! Mi sto ubriacando con l’erba e col vento. Mi sto drogando con ogni momento.
Ho tante parole da dire. Ho le anime da ispezionare. Tu, non le sai toccare.
Da quella parvenza di mente che ostenti io fuggo distante. Via. Vivo da brigante.
Ah che piacere non averti accanto! Sto cancellando gli schizzi di un tempo, stanno volando portati dal vento. Via. Così piano che non me ne accorgo. E come Cristo tra poco risorgo lasciando vuoto il tuo torbido mondo.
Vende la sua frutta, quattro soldi a busta, se le guardi gli occhi, mentre ti da il resto ti fa “Figlio disgraziato! non mi ha mai capito! io l’ho tanto amato ed ora sono al 52 di
via dei vinti, martiri e convinti. Via dei vinti, martiri e convinti”. E
lui disegna santi per tirare avanti. Se gli guardi gli occhi posa i suoi gessetti e ti fa “Non ho mai rubato, figlio dello Stato... ed ora siedo al 46 di
via dei vinti, martiri e convinti. Via dei vinti, martiri e convinti”.
E là, a volte, firmo per soldi in calce l’avvenuta morte... non so perché sia buio se sono le tre a
via dei vinti, martiri e convinti. Via dei vinti, martiri e convinti...
...non so perché sia buio se sono le tre!?
Suona solitario l’era dell’acquario, se gli guardi gli occhi svisa sugli accordi e ti fa “Senti il mio talento!? L’han voluto spento e tutto in un momento son finito al 73 di
via dei vinti, martiri e convinti. Via dei vinti, martiri e convinti. Via dei vinti, martiri e convinti. Via dai vinti, martiri e convinti.
Rispondo che non si può parlare di perdono: tra uomini non c’è questa facoltà.
Ma insisti come se io potessi averne il dono: nessuno sai commercia in serenità.
Ti ribadisco che non c’è mai un cattivo e neanche un buono: da tempo io rifiuto l’autorità!
Ti ascolto e confronto le tue parole contro il mondo con quello che sento
Cos’è che spezza la famiglia? qual’è il dolore che a ignorarlo s’assottiglia? Ti chiedo, e convincimi, quale sapore sente chi non ha niente da mangiare?
E adesso abbassi gli occhi e fissi il mio bicchiere, non parli più, diventi più piccola.
Bisbigli. Ti spogli.
Ti ascolto e confronto le tue parole contro il mondo con quello che penso
Cos’è che spezza la famiglia? qual’è il dolore che a ignorarlo s’assottiglia? Ti chiedo spostando da parte il bicchiere... Poi perché continui a predicare? Ti viene male, ed io non credo, lascia stare! Ti chiedo, e convincimi, quale sapore sente chi non ha niente da mangiare?
...
Cos’è che spezza la famiglia? qual’è il dolore che a ignorarlo s’assottiglia? Ti chiedo spostando da parte il bicchiere... Poi perché continui a predicare? Ti viene male, ed io non credo, lascia stare! Ti resta, e rassegnati, solo il dolore... E poi Cos’è che spezza la famiglia? qual’è il dolore che a ignorarlo s’assottiglia? Ti chiedo spostando da parte il bicchiere... Poi perché continui a predicare? Ti viene male, ed io non credo, lascia stare! Ti resta, e rassegnati, solo il dolore
Ti accompagnerò, ti accompagnerò. Ti starò vicino come un angelo. Per la verità sono stato già lungo quel sentiero pochi giorni fa, stavo con un uomo della tua città.
Con la nebbia che mi massaggia un po’, camminando per i boschi, per le strade no, io conduco qui tutti gli uomini stanchi di parole spesso inutili, dette per i primi e non per gli ultimi.
Quel signore che, che ti guarderà, ti darà la mano e parlerà di libertà... dicono sia Dio caro amico mio...! Questo è già quel posto ed io ti dico addio: devono arrivare in tanti amico mio...
E ora dimmi tu come ci si sta faccia a faccia senza scuse con la verità?! E ora tocca a te giudicare me che accompagno gli uomini e le lacrime dentro ad una valle senza lacrime.
Bene bene generale, hai vent’anni in più. Hai venduto l’arsenale, non combatti più. Hai riempito l’armatura di normalità, ti sembrava fosse festa ma non è...
Hai passato un dito d’olio sulla dignità per proteggerla dal vento di chi parlerà. Ora non mi impietosisco nel vedere te, con le mani nelle tempie, ma non è... non è così, non è così..
ricordo
Faccia a faccia col destino ci batteremo fino al mattino. Con la spada, con le mani, combatteremo fino a domani.
“Sempre dritto” mi dicevi “Non voltarti in là. L’uomo probo ha questo dono: sa quello che fa!” Ti vergogni di spiegare come non sei più, ti sembrava fosse festa ma non è...
“Se ti fermi ad ascoltare ti capiterà di cadere” mi dicevi, sordo a chi non va... Ora non ti compatisco mentre vedo che hai le mani nelle tempie, che cos’è...
successo
Faccia a faccia col destino ci batteremo fino al mattino. Con la spada, con le mani, combatteremo fino a domani.
Quanta pena adesso che mi fai, hai sprecato tanto e non lo sai...
Ti sento
Faccia a faccia col destino ci batteremo fino al mattino. Con la spada, con le mani, combatteremo fino a domani. Faccia a faccia col destino ci batteremo fino al mattino. Con la spada, con le mani, combatteremo fino a domani.
Ho bisogno di spostarmi, di stare in movimento di aprire quella porta anche se fuori tira vento. Non voglio più sentire chi suona le fanfare. Ho l’anima che scotta ed in silenzio voglio andare... eh eh...
Qui qualcuno, si capisce, si scrive le parole provandosi il discorso in doppiopetto blu oltremare. Si tira fuori il petto, tossisce con lo specchio: ma quel discorso è vecchio, l’ho sentito e non mi va!
Adibadiba di dibi daba duda...
Io, col mento sulle nocche, ho letto ed ho riletto parole illuminate di profeti nell’aspetto. Non voglio più sentire chi parla per non fare. Ho l’anima che scotta ed in silenzio voglio andare... eh eh...
Qui qualcuno s’approfitta del ruolo, del sapere; lasciando a chi sta a mollo l’incombenza di nuotare. Non voglio più sentire chi gioca all’oratore. È tempo che mi sposti un po’ più dentro
Piano piano ti ho vista camminare sporcandoti di terra, di persone, di colore... ...io non so, non penso di sapere, mi spieghi per favore come fai?!
Adibadiba di dibi daba duda...
Piano piano ti ho vista camminare sporcandoti di terra, di persone, di colore... ...io non so, non penso di sapere, mi spieghi per favore come fai?!
Lui, schiena curva avuta in dono, mezzo bestia e mezzo uomo, camminando si fissava i piedi stanchi del brusio di quegli sguardi irriverenti che, da parte i complimenti, dissacranti bisbigliavano più in là.
Lui li incontrò che era quasi mezzogiorno e, come tanti, tutti attorno a guardare da vicino quello là, ma questi no, non fuggirono schifati, ma curiosi e imbalsamati sentenziarono “Sei il nostro Notredame!”
Poi, appagato e un po’ commosso, sentì quelle mani addosso che non presero a sfregarlo come i più, ma che “Stai qui!” dissero, “Sarai dei nostri! Siamo tutti un po’ dei mostri... Tutti insieme! Viva il nostro Notredame!”
E allora, di carezze mendicante seguì quella gente, senza chiedersi più niente, lui, dietro quella gente. Si legò lo sguardo al ventre e pianse nobilmente. Una virgola tra quelli che poi chiamò fratelli.
Presero un’auto in affitto e a Notredame eccitato e distratto dissero “Guardaci sgorbio e stai zitto!”. Per cause in accertamento l’auto travolse tre uomini... e il pianto sui corpi esanimi da monumento. Sirene già nel vento...
“Noi non abbiamo fatto niente! Guardi lui signor agente!” e la legge scoprì un altro Notredame... che tirò su le sue maniche sdrucite fatte d’ansia e d’acquavite e ringraziando i suoi fratelli disse “Sì”.
Con la flemma di chi mente seguì quell’agente che senza appello e attenuante, là, in seduta stante disse “Sia la giusta punizione! Morirà in prigione! Bene è che resti nascosto chi è soltanto un mostro!”
Poco vento per le strade, acre il fumo dentro ai tram. Buenos Aires era ingenua e stupida. Un ufficio poi una chiesa: è una questua che non dà… … ha pensiero “Che sia almeno l’ultima!”
“Stia tranquilla” le hanno detto “Poi vedrà che tornerà… … abbiamo cose più importanti qui in città! E poi mi creda, non si offenda, qualche colpa lei ce l’ha!” Buenos Aires era sola e apatica.
Nella notte “Faccia a terra! Se parlate morirà!”, con un’auto senza targa, nera e sporca di viltà. Neanche il tempo di toccarlo, di coprirlo col paletot. Vino e pasta quella sera. “Che succede?!!! Non lo so!!! Che facciamo?!!! Che farò?!!!!”
L’hanno preso con l’avallo di chi aveva ucciso già: gli hanno tolto tutto, corpo e identità. Poi spogliato, poi bagnato giù al macello dell’Esma. Buenos Aires era vecchia e spastica.
Sulle labbra pervertite di chi sa la verità si leggeva “Si rassegni! Se è scomparso ben gli sta!” E ora, ancora come allora, che sia maggio oppure no, con un fazzoletto bianco e altre donne in circolo parla al suo Juanito un po’.
Uh, ah, Buenos Aires livida; uh, ah, Buenos Aires stupida; uh, ah, Buenos Aires ispida; uh, ah, Buenos Aires tacita. …
Ti diranno “Stai”, ti diranno “Non aprire”, ti diranno “Non sentire”, ti diranno “Non guardare”; ti diranno “Non esiste”, ti diranno che è distante e perciò non è importante, “Pensa un poco per te.”
Ti diranno “Stai tranquillo”, ti diranno “Sei al sicuro”, costruiranno un altro muro per la tua felicità; ti diranno che è sbagliato perché tanta, troppa gente, inequivocabilmente non la pensa come te.
Ti diranno “Non andare” mossi da un amore strano, di chi ha il mondo in una mano, di chi ha regole sicure; taglieranno con la scure delle loro indifferenza la tua eretica incoscienza che non possono bruciare.
Ti diranno che sei pazzo, che non sai cosa vuoi fare, e che dalle conchiglie il mare no! No! Non si è sentito mai. Ti diranno “Cosa cerchi?” e “Chi si accontenta gode!”, e asfalteranno quelle strade che conducono alla loro verità.
Cuciranno in buona fede, cuciranno con pazienza un vestito di ragioni che non ti entra e forse ti soffocherà.
Ti daranno dei consigli e delle pacche sulle spalle come tanta caramelle, come fanno coi bambini; e poi daranno dei cretini a tutti quelli che per scelta o per indole bastarda non si trovano d’accordo.
E inizieranno a sciorinarti dei discorsi sui valori, sulle scelte e sugli errori, sulla vita e sulla sua moralità. Cambieranno un “non capisco” in un “non lo concepisco” illudendosi anche loro che alla fine esista un’unica realtà.
Ti diranno “Mai, che io possa ricordare, ho veduto camminare come stai facendo tu”. E faranno sì che tu copra la tua luce con una coperta nera che ti offuscherà le idee.
Ti diciamo che sei matto se ti lasci ammanettare senza sbatterti od urlare, senza dire “Non mi va!”; senza dire “Non è vero che io sono differente, è che non è molto frequente avere queste velleità”
E ti possiamo assicurare, noi, senza tema di sbagliare, che dalle conchiglie il mare, sì! Se lo ascolti bene c’è. E ti diciamo che nel gioco chi è che s’accontenta annaspa, gode solo chi alla fine rischia il piatto e punta tutto ciò che ha.
Mise la giacca a coste, velluto stanco di viaggiare; si riassettò i capelli, cenere di colore; poi si frugò le tasche, non c’era niente, non c’era niente; sorrise con le spalle e si incamminò con le gambe e la mente.
Birdy era nato senza ambizioni, poche pretese per poco dolore, diceva: “Tutto si può ottenere solo per merito o per concessione”; ed in silenzio passava lento su questa terra, per questa terra, ad insegnare a noi brava gente quanto arroganza sia madre di guerra.
Disse: “Vi prego, fatemi entrare! Io non disturbo, non faccio rumore. Voglio vedere le gambe danzare, voglio soltanto sentirne l’odore.” Con i suoi amici rise contento, pago del mondo in un solo momento: senza denaro, senza paure, senza timori sul proprio avvenire.
Noi lo vedemmo un po’ da distante e con l’ignoranza di chi è intollerante senza pensare e senza ascoltare in tre lo picchiammo da farlo svenire. Ora non so se sia vivo o sia morto, ma la sua immagine è viva di certo: Birdy che vive senza pretese, Birdy che accetta e ne paga le spese.
“Buongiorno mio caro! Dura la vita?! la vita è lavoro!!” Fu questo il saluto del giudice all’omino blu.
Si tolse il cappello ed affannandosi gambe ed ombrello si mosse pian piano verso quell’uomo ricurvo laggiù, pensando tra sé che è dovere dei colti portare gli idioti un gradino più su.
“Fa caldo a quest’ora?!” disse aggiustandosi l’anima scura e coi guanti e la mano si tamponò mala mente e sudore, mentre più in fondo le cose sfumavano sputando fuori colore ed odore.
“Sei un uomo semplice amico mio!” cominciò il giudice sedendo su un sasso “Ti dirò solo la verità… … Potrai ascoltarla o buttarla via, potrai decidere di restare in basso, di stare solo a un’estremità!
Non farti fregare! Per stare bene ti devi adattare: l’ipocrita è un retto che paga poco e che vede più in là, perché non esiste chi ha torto o ragione, a mezza strada sta la verità!!”
L’omino blu disse sì ed incassò e volgendo gli occhi alla strada su in alto salutò il giudice che se ne andò. E poi rise pensando alla semplicità di quegli ingenui che gli hanno insegnato che a mezza strada hai mezza verità.
Ninnananna a chi sta male e ninnananna a chi sta bene, ninnananna a chi si lascia e a chi si cerca e vuole stare insieme, e ninnananna anche ai poeti e ai cantautori, una persona sola, ninnananna agli alti e ai bassi, ai belli, ai brutti, ai magri e ai grassi, a tutti loro ninnananna ora. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
Ninnananna agli ignoranti e ninnananna anche ai saccenti che a sentirli a volte viene da ridere, ma per rispetto ridiamo tra i denti. Ninnananna ai moralisti e ninnananna ai puritani che lottano anche per i trasgressivi ipocriti che se ne lavano le mani. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
Ninnananna a chi è in prigione e ninnananna a chi ha rubato ché il rancore crea ignoranza e via quell’indice puntato. E ninnananna a chi bestemmia e a chi prega con fervore ché a volte è solo una questione di modalità per sfogare il dolore. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
Ninnananna agli ex soldati e a tutti i profughi di guerra che non sanno neanche loro se maledire o amare questa terra. E ninnananna a chi è felice e a chi è contento per davvero, ma che non pretenda di insegnare come si fa, siamo diversi come nuvole in cielo. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
E ninnananna ai consacrati e ninnananna alle puttane ché comunque la pensiamo c’é chi li ama più del pane. E ninnananna a chi sta al buio con la testa tra le mani che forse la speranza di un buon sonno è l’unica cosa che lo spinge fino a domani Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
E ninnananna a chi si sposa e a chi si ama solamente, ma buonanotte anche a chi è solo e intorno a sè non vuole niente.
Ti diranno “Stai”, ti diranno “Non aprire”, ti diranno “Non sentire”, ti diranno “Non guardare”; ti diranno “Non esiste”, ti diranno che è distante e perciò non è importante, “Pensa un poco per te.”
Ti diranno “Stai tranquillo”, ti diranno “Sei al sicuro”, costruiranno un altro muro per la tua felicità; ti diranno che è sbagliato perché tanta, troppa gente, inequivocabilmente non la pensa come te.
Ti diranno “Non andare” mossi da un amore strano, di chi ha il mondo in una mano, di chi ha regole sicure; taglieranno con la scure delle loro indifferenza la tua eretica incoscienza che non possono bruciare.
Ti diranno che sei pazzo, che non sai cosa vuoi fare, e che dalle conchiglie il mare no! No! Non si è sentito mai. Ti diranno “Cosa cerchi?” e “Chi si accontenta gode!”, e asfalteranno quelle strade che conducono alla loro verità.
Cuciranno in buona fede, cuciranno con pazienza un vestito di ragioni che non ti entra e forse ti soffocherà.
Ti daranno dei consigli e delle pacche sulle spalle come tanta caramelle, come fanno coi bambini; e poi daranno dei cretini a tutti quelli che per scelta o per indole bastarda non si trovano d’accordo.
E inizieranno a sciorinarti dei discorsi sui valori, sulle scelte e sugli errori, sulla vita e sulla sua moralità. Cambieranno un “non capisco” in un “non lo concepisco” illudendosi anche loro che alla fine esista un’unica realtà.
Ti diranno “Mai, che io possa ricordare, ho veduto camminare come stai facendo tu”. E faranno sì che tu copra la tua luce con una coperta nera che ti offuscherà le idee.
Ti diciamo che sei matto se ti lasci ammanettare senza sbatterti od urlare, senza dire “Non mi va!”; senza dire “Non è vero che io sono differente, è che non è molto frequente avere queste velleità”
E ti possiamo assicurare, noi, senza tema di sbagliare, che dalle conchiglie il mare, sì! Se lo ascolti bene c’è. E ti diciamo che nel gioco chi è che s’accontenta annaspa, gode solo chi alla fine rischia il piatto e punta tutto ciò che ha.
Mise la giacca a coste, velluto stanco di viaggiare; si riassettò i capelli, cenere di colore; poi si frugò le tasche, non c’era niente, non c’era niente; sorrise con le spalle e si incamminò con le gambe e la mente.
Birdy era nato senza ambizioni, poche pretese per poco dolore, diceva: “Tutto si può ottenere solo per merito o per concessione”; ed in silenzio passava lento su questa terra, per questa terra, ad insegnare a noi brava gente quanto arroganza sia madre di guerra.
Disse: “Vi prego, fatemi entrare! Io non disturbo, non faccio rumore. Voglio vedere le gambe danzare, voglio soltanto sentirne l’odore.” Con i suoi amici rise contento, pago del mondo in un solo momento: senza denaro, senza paure, senza timori sul proprio avvenire.
Noi lo vedemmo un po’ da distante e con l’ignoranza di chi è intollerante senza pensare e senza ascoltare in tre lo picchiammo da farlo svenire. Ora non so se sia vivo o sia morto, ma la sua immagine è viva di certo: Birdy che vive senza pretese, Birdy che accetta e ne paga le spese.
“Buongiorno mio caro! Dura la vita?! la vita è lavoro!!” Fu questo il saluto del giudice all’omino blu.
Si tolse il cappello ed affannandosi gambe ed ombrello si mosse pian piano verso quell’uomo ricurvo laggiù, pensando tra sé che è dovere dei colti portare gli idioti un gradino più su.
“Fa caldo a quest’ora?!” disse aggiustandosi l’anima scura e coi guanti e la mano si tamponò mala mente e sudore, mentre più in fondo le cose sfumavano sputando fuori colore ed odore.
“Sei un uomo semplice amico mio!” cominciò il giudice sedendo su un sasso “Ti dirò solo la verità… … Potrai ascoltarla o buttarla via, potrai decidere di restare in basso, di stare solo a un’estremità!
Non farti fregare! Per stare bene ti devi adattare: l’ipocrita è un retto che paga poco e che vede più in là, perché non esiste chi ha torto o ragione, a mezza strada sta la verità!!”
L’omino blu disse sì ed incassò e volgendo gli occhi alla strada su in alto salutò il giudice che se ne andò. E poi rise pensando alla semplicità di quegli ingenui che gli hanno insegnato che a mezza strada hai mezza verità.
Ninnananna a chi sta male e ninnananna a chi sta bene, ninnananna a chi si lascia e a chi si cerca e vuole stare insieme, e ninnananna anche ai poeti e ai cantautori, una persona sola, ninnananna agli alti e ai bassi, ai belli, ai brutti, ai magri e ai grassi, a tutti loro ninnananna ora. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
Ninnananna agli ignoranti e ninnananna anche ai saccenti che a sentirli a volte viene da ridere, ma per rispetto ridiamo tra i denti. Ninnananna ai moralisti e ninnananna ai puritani che lottano anche per i trasgressivi ipocriti che se ne lavano le mani. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
Ninnananna a chi è in prigione e ninnananna a chi ha rubato ché il rancore crea ignoranza e via quell’indice puntato. E ninnananna a chi bestemmia e a chi prega con fervore ché a volte è solo una questione di modalità per sfogare il dolore. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
Ninnananna agli ex soldati e a tutti i profughi di guerra che non sanno neanche loro se maledire o amare questa terra. E ninnananna a chi è felice e a chi è contento per davvero, ma che non pretenda di insegnare come si fa, siamo diversi come nuvole in cielo. Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
E ninnananna ai consacrati e ninnananna alle puttane ché comunque la pensiamo c’é chi li ama più del pane. E ninnananna a chi sta al buio con la testa tra le mani che forse la speranza di un buon sonno è l’unica cosa che lo spinge fino a domani Ninnananna intorno al mondo ninnananna ninna ah.
E ninnananna a chi si sposa e a chi si ama solamente, ma buonanotte anche a chi è solo e intorno a sè non vuole niente.